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hair saloonL'AVVOLTOIO. Delitti all'alba della scrittura. Un matrimonio controverso, una serie di fatti sanguinari, un testamento smarrito: eventi privi di connessione tra di loro che si susseguono senza lasciare respiro....

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«Fatemi passare! Devo vedere il maresciallo!» La potente voce da basso attraversò senza problemi il fragile schermo offerto dalla porta a vetri. Il maresciallo Vegnuti, responsabile della stazione dei carabinieri di Villafranca, sollevò gli occhi dall’informativa del Comando di Massa in cui era scritto l’ordine di perquisire la carovana di zingari accampatisi nel territorio del comune perché ritenuti responsabili di una miriade di furtarelli avvenuti nell’intero comprensorio.

L’uscio si spalancò e padre Leone, priore del convento di San Francesco, irruppe nell’ufficio: «Maresciallo deve venire subito con me: hanno rubato l’incasso della lotteria di beneficienza! Erano più di mille lire! Servivano per pagare i muratori che stanno riparando il tetto della chiesa!»

Poco dopo, in sacrestia, la scena del crimine, Vegnuti esaminava con attenzione la stanza, alla ricerca di eventuali indizi.

«Sono stati gli zingari! Addestrano i bambini a rubare!» commentò Nando, il campanaro, alto e magro quanto il priore era basso e grasso. In effetti, rifletté il maresciallo, solo un bambino sarebbe potuto entrare dalla finestrella che, oltre alla porta, costituiva l’altro accesso al locale.
Notò una polvere bianca sparsa tra i vetri rotti: non proveniva dall’intonaco dei muri, tinti di rossiccio. L’analizzò usando l’unico strumento a sua disposizione: sapeva di calcina.
«Hanno rubato qualcos’altro?» chiese prima di uscire per andare a controllare l’esterno.
«Sì: la stella cometa di cartone fatta dai bimbi dell’asilo per sostituire quella del seicento che è ormai troppo malandata» rispose perplesso padre Leone.
Fuori, Vegnuti vide che le impalcature dei muratori erano vicine alla finestrella infranta: un salto rischioso ma fattibile. Scrutando il terreno, tra le orme biancastre lasciate dagli edili, ne notò alcune decisamente più piccole.
Il vecchio cascinale era stato riportato a una dignitosa stabilità da mani esperte. Il carabiniere bussò deciso al portoncino verde. 
Pochi istanti d’attesa e un uomo segaligno, alto un soldo di cacio, aprì. Nel vedere la divisa, Felice Esposito, un manovale salito al nord con la famiglia in cerca di lavoro, disse quieto: «Buonasera, maresciallo. Entri, la stavo aspettando. Se non fosse venuto, mi sarei presentato in caserma domattina».
«Perché lo hai fatto?» domandò secco Vegnuti, accogliendo comunque l’invito.
Per tutta risposta il colpevole confesso lo condusse lungo un corridoietto sino a una stanza illuminata da una debole lampadina. Un bambino di circa quattro anni giaceva in un letto, il corpicino scosso dai brividi e da strazianti colpi di tosse. Accanto a lui, in ginocchio, una donna minuta con una corona del rosario stretta tra le mani giunte. All’altro capo del giaciglio, in bilico su una sedia, una sbilenca stella cometa di cartone vegliava sulla scena.
«Ha la broncopolmonite» spiegò allora Felice. «Il dottore ha detto che occorreva la penicillina. Qui non si trova e alla Spezia, al mercato nero, ha dei prezzi folli, di là dalle nostre possibilità.»
«E la stella cometa?»
«L’ha fatta con i suoi compagni d’asilo: continuava a chiederla nel delirio» chiosò il padre del bimbo, aggiungendo: «Sono pronto, andiamo.»
Il maresciallo era un uomo integerrimo e ligio al dovere, tuttavia in quel momento sentì la sua voce esclamare decisa: «Tu resti qui: loro hanno bisogno di te.»
Mentre ritornava in caserma, Vegnuti pregò che la stella cometa guidasse i Re Magi per una piccola deviazione in Lunigiana.
La preghiera venne accolta. 
Gaspare si adoperò affinché nella perquisizione al campo nomade fosse recuperata una quantità di denaro superiore a quelle denunciate: padre Leone riebbe l’intero incasso della lotteria.
Baldassarre, invece, portò in dono la guarigione di un bambino.
Melchiorre, infine, regalò da parte dell’Arma dei Carabinieri una stella cometa nuova di zecca al presepe di San Francesco.

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