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hair saloonL'AVVOLTOIO. Delitti all'alba della scrittura. Un matrimonio controverso, una serie di fatti sanguinari, un testamento smarrito: eventi privi di connessione tra di loro che si susseguono senza lasciare respiro....

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Creare maschere è il mio mestiere. Anzi, a costo di apparire presuntuosa, oso affermare che più che di un lavoro si tratta di una vera e propria missione. Uno scopo cui ho dedicato tutta me stessa, senza esitazioni o scrupoli, sin dal giorno in cui sono apparsa al mondo.


No, non sono l’efficiente commessa di un negozio di costumi e articoli carnascialeschi. Non vi convinco ad acquistare banali artifizi di cartone, stoffa o plastica con cui celare le fattezze del vostro viso allo scopo di beffarvi impunemente di qualcuno o di intrecciare relazioni adulterine,comunque si voglia intendere l’aggettivo.
Neppure sono una scrittrice di opere teatrali,per quanto, lo riconosco, tale professione abbia molti lati in comune con la mia. Anche il drammaturgo, infatti, si diverte a creare personaggi fittizi cui individui in carne e ossa doneranno sostanza e voce. Tuttavia, calato il sipario, nel chiuso del camerino, di fronte allo specchio, l’attore, o l’attrice beninteso, nel momento in cui si toglierà trucco e cerone dalle guance, riassumerà la consueta identità, pronto a precipitarsi alristorante con gli altri membri della compagnia.
La mia mansione è di un genere più intimo e privato. Io agisco alla radice, là dove si annida il soffio vitale di ognuno e tanto maggiore è il mio successo quanto meno percettibile è il mio intervento.
Un esempio servirà a chiarire il concetto.
Il signore che avete appena incontrato sulla portadel mio laboratorio adora infliggere dolore ai suoi simili, in modo speciale a quelli di sesso femminile.
È un vero artista nel riuscire a trovare nei corpi alla sua mercé i tasti giusti per far vibrare le vittime delle più multiformi sfumature della sofferenza sino a portarle al diapason.
Al punto in cui, cioè, lo svanire della consapevolezza nell’oblio rappresenta il loro massimo desiderio e il culmine della sua lussuria.
Or bene, quest’uomo, che trova il proprio piacere nel torturare e uccidere, nella vita quotidiana è un marito adorabile, pieno di premure verso la consorte, un padre affettuoso, che non manca mai di coccolare i figli, un collega d’ufficio gentile e sempre disponibile a prestare aiuto a chi ne ha bisogno: nessuno sospetta che sia lui il serial killer che imperversa in città.
Tutto merito mio. Lo affermo con sincero orgoglio: in assoluto, uno dei miei capolavori!
Al confronto, travisare la giovane che si è appena accomodata di fronte a me, abito informe da bancarella, scarpe basse, mani giunte in grembo e sguardo schivo, sarà un gioco da bambini.
È carina di lineamenti e possiede un fisico discreto, tuttavia la timidezza la rende impacciata e insicura: i ragazzi non se la filano e subisce spesso le angherie dei prepotenti.
Vi assicuro che quando avrò finito con lei, non la riconoscerà neppure sua madre: inguainata in un corto tubino di pelle, ancheggiando in provocatorio equilibrio su tacchi del tredici, sprizzerà feromoni e aggressività ammaliatrice. Una vera femme fatale che si lascerà alle spalle una lunga scia di cuori maschili, e non solo, sbriciolati.
Basta chiacchiere: è tempo che mi metta all’opera.
Come? Non mi sono presentata?
Scusate, ma credevo che ormai aveste capito chi si cela dietro la maschera della parola scritta.
Rimedio subito: sono la natura umana.

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