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hair saloonL'AVVOLTOIO. Delitti all'alba della scrittura. Un matrimonio controverso, una serie di fatti sanguinari, un testamento smarrito: eventi privi di connessione tra di loro che si susseguono senza lasciare respiro....

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Intervista a Marco Bertoli di "Due di cuori"

  • Ciao Marco e benvenuto nel mio piccolo spazio. Ti va di presentarti ai lettori? Descriviti in 5 aggettivi e spiega il perché di questa tua scelta.

Ciao a tutti e grazie a Teresa per l’ospitalità. Ho sempre pensato di avere l’indole di un gatto, quindi gli aggettivi che scelgo per descrivermi sono:

  • Casalingo, sia perché amo starmene al calduccio tra le mura di casa sia perché aiuto la consorte nelle varie faccende domestiche.

  • Solitario, in quanto amo starmene da solo, pur nella piena consapevolezza dei pregi e dei difetti che la solitudine comporta.

  • Indipendente, poiché potete togliermi tutto, ma non la libertà di scegliere cosa dire o fare in ogni situazione.

  • Curioso, perché mi piace ampliare le mie conoscenze.

  • Ascoltatore, in quanto sono sempre disponibile a dare ascolto alle confidenze altrui.

     

  • Prima di parlare della tua opera (La signora che vedeva i morti), parliamo di questa tua passione per i gialli storici. Com’è nata? Qualcuno o qualcosa te l’hanno ispirata?

Non esiste una risposta a questa domanda, sinceramente. C’è chi adora il mare e chi invece la montagna perché è insito nella sua natura. Lo stesso vale per la mia passione per i gialli storici. Sin da bambino la Storia mi ha affascinato come pure il bisogno di sfide per la mia mente: niente di meglio di un giallo storico per fondere queste mie due passioni.

 

  • Ti sei cimentato con successo anche nei racconti. Hai infatti vinto dei premi letterari. Ce ne vuoi parlare? Quale racconto credi ti rappresenti di più e perché? Preferisci scrivere racconti o storie lunghe come romanzi? Perché?

Dunque, un mio racconto, “Ultimo sguardo”, ha vinto il quarto premio al 1° Writing contest di San Miniato e altri due, “Nulla d’indecoroso” e “Cercatrice in prova” sono stati scelti per essere inclusi in due antologie di prossima pubblicazione. Sono racconti profondamente diversi tra loro: il primo è un piccolo cameo storico medioevale, il secondo una storia d’amore omosessuale ambientato nella Grecia antica e il terzo una vicenda horror dal finale spiazzante.

Ne ho scritti altri, in giro tra varie case editrici e blog online.

In ogni racconto esprimo una sfaccettatura, una diversa angolazione di me stesso, quindi tutti mi rappresentano.

Preferisco scrivere racconti perché mi piace condensare in poche pagine una vicenda che mi intriga. Inoltre, particolare non trascurabile, la trasposizione nero su bianco richiede meno tempo e mi permette di sfruttare meglio quel poco che posso dedicare alla scrittura.

Il bello è che mia moglie, Anna, non ama i racconti e preferisce i romanzi!

 

  • Ed ora parliamo un po’ de “La signora che vedeva i morti”: quando hai avuto l’idea (c’è ad esempio qualche aneddoto curioso che puoi raccontarci?), quando hai iniziato a scriverla (hai tenuto una scaletta degli eventi, hai fatto delle ricerche in biblioteca o in internet, o hai scritto la storia man mano che la inventavi?), e quanto tempo hai impiegato per scrivere questo tuo primo romanzo? Cosa hai provato quando hai terminato la tua storia?

Questa è un’alluvione di domande! Cercherò di essere sintetico.

L’idea di fondo è nata come la stragrande maggioranza delle altre: mentre aspettavo l’autobus per andare al lavoro. In quei minuti, spesso molti!, per non arrabbiarmi troppo, lascio la fantasia libera di correre e colgo spunti qua e là. Durante una di queste attese è nata l’idea di scrivere una storia in cui Pisa non fosse stata sconfitta alla Meloria, la protagonista fosse una tredicenne cieca capace però si vedere gli spiriti dei morti assassinati e, infine, gli investigatori fossero un moschettiere e un mago.

Quando dall’idea si è passati al pratico, il primo problema amletico che ho dovuto risolvere è stato appunto quello della scaletta: stenderla o no? Sul principio ho redatto una sinossi abbastanza ampia del romanzo, inquadrando situazioni e personaggi, ma al momento di diciamo “sceneggiarla” mi sono arenato perché mi risultava più difficile del narrare la vicenda e così mi sono lasciato guidare dai personaggi e dalle loro vicende. Può sembrare assurdo, ma spesso mi sono trovato a descrivere fatti diversi da quelli che avevo concepito perché i protagonisti si opponevano alle mie scelte.

Trattandosi di un giallo storico, pur con elementi Fantasy e ambientato in un 1600 ucronico, ho dovuto documentarmi. Ho consultato gli archivi di famiglia e i ricordi dei parenti: mia madre discende dai marchesi Malaspina e ha vissuto a Villafranca, il paese della Lunigiana in cui è ambientato il romanzo. Internet, poi, è una gran bella risorsa, sapendo, però, discernere il grano dal loglio.

Ho impiegato circa un annetto per la scrittura e la revisione, aiutato in quest’ultima operazione da moglie e figlie.

Cosa ho provato quando ho scritto la parola fine? Beh, a costo di risultare banale e trito, e tenendo le giuste proporzioni, ho compreso le emozioni che ha provato Anna al momento del parto.

 

  • Il romanzo è incentrato sulla figura di Debrena Mori, capace di vedere gli spiriti dei morti assassinati. E’ stato per te difficile descrivere nel libro una donna e per giunta cieca? Come sei riuscito a creare questo personaggio?

Assolutamente no. Anzi, trovo facile narrare vicende in cui la protagonista è di sesso femminile. Mi sono sempre più sentito a mio agio tra le ragazze che tra i ragazzi per via del mio carattere introverso, quindi la mia frequentazione dell’universo femminile sin da bambino mi ha permesso di entrare in maggiore sintonia con “l’altra metà del cielo”, riuscendo a vedere il mondo con occhi diversi da quelli del maschio alfa.

Difficile, piuttosto, è stato immaginare le scene dal punto di vista di un cieco: confesso che spesso ho scritto con gli occhi chiusi nel tentativo di calarmi il più possibile nel personaggio. Di grande aiuto è stata l’esperienza che ho avuto da giovane, perché una sorella di mia nonna era cieca: ripensando a lei, ho risolto i problemi che via via Debrena doveva affrontare.

 

  • Più in generale, quale personaggio è stato per te più difficile o più facile da rendere sul foglio? E perché? Quali difficoltà mostrava?

I più difficili in assoluto sono i personaggi “cattivi”, sia per esigenze narrative, non devono sembrarlo se no addio sorpresa, sia perché se hanno commesso un delitto è stato a causa di eventi al di fuori della loro volontà. Mi spiego. I miei colpevoli sono sempre persone normali, la cui malvagità è stata scatenata da un fatto che ha sconvolto la loro vita senza che ne avessero né colpa né intenzione.

Non mi ergo comunque a giudice delle loro azioni e, spesso, offro a loro la possibilità di una redenzione.

 

  • C’è qualche personaggio, magari secondario, che ora rileggendo il tuo libro avresti voluto maggiormente approfondire, dandogli più spazio? Se è sì quale e perché?

Ricollegandomi alla quarta domanda, direi di no perché di tutti, anche di quelli che compaiono soltanto di sfuggita, ho trattato ben oltre quanto avessi preventivato.

 

  • Infine, quale consiglio di scrittura senti di dare ai lettori? Spiega brevemente come scrivi le tue storie: c’è un momento della giornata in cui ti senti maggiormente ispirato? Deve esserci una particolare atmosfera attorno o scrivi benissimo ovunque?

L’ispirazione soffia quando vuole, certo, ma va comunque imbrigliata e costretta al lavoro: scrivere, per quanto possa suonare strano e offensivo verso altri lavori, richiede impegno e fatica. Descrivere certe vicende ti lascia svuotato di energie ed emozioni come se tu le avessi vissute davvero in prima persona. Fantasia e testardaggine, libertà del cavallo brado e perseveranza del bue aggiogato: questo descrive secondo me il lavoro dello scrittore, anche a tempo parziale quale sono io.

Non ho particolari esigenze: datemi una tastiera e vi solleverò il mondo! Il racconto per San Miniato l’ho scritto sul tablet sotto l’ombrellone, ad esempio, in mezzo alla calca ferragostana.

 

  • Un sogno nel cassetto, qualcosa che non hai ancora realizzato e che vorresti realizzare al più presto?

Riuscire a trovare un editore che sia abbastanza incosciente da pubblicare l’altro giallo storico che ho scritto, ambientato in Sumeria nel 3000 a. C. Un tomo alto il doppio della “Signora”.

 

  • Progetti per il futuro. Qualche anticipazione...

Al momento sto scrivendo il seguito de la “Signora”, raggranellando il tempo qua e là, come al solito. Inoltre, spinto dalla consorte, mi dedico anche alla stesura di una serie di racconti da sottoporre a concorsi.

 

  • Vuoi aggiungere qualcos’altro?

Un cordiale saluto a tutti i lettori del blog e, ovviamente, il consiglio “spassionato” di leggere “La Signora che vedeva i morti”. Se poi, lo volete anche regalare per Natale, tanto meglio!

Ciao, Marco

Pubblicata in data 15 Dicembre 2012 da "Due di cuori"

 

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